Home page > Storia

Storia

IL ROTARY CLUB NEL VENTENNALE DELLA FONDAZIONE - 1949-1969

Il 23 febbraio 1905 a Chicago quattro uomini illuminati, di diverse professioni, gettavano le basi -che si dimostreranno di un cemento inattaccabile di quella associazione che diverrà il Rotary Internazionale. Che abbiano "prolificato" bene e molto non vi è alcun dubbio quando si pensi, senza citare cifre, che da tempo non vi è continente del nostro pianeta che non raccolga numerosi sodalizi rotariani. La dolce e bella città di Treviso, ove "Sile e Cagnan si accompagna", sensibile ad ogni elevata sollecitazione, non poteva non inserirsi in questa eletta famiglia. Ed ecco che una sparuta schiera di Trevigiani, altrettanto illuminati, a pochi anni dalle tragiche distruzioni belliche, chiama intorno a se i primi validi rappresentanti di diverse categorie e crea nel 1949 il Rotary Club di Treviso. La guerra è passata, la volontà di ricostruire e di ricostruirsi è fermamente sentita, il desiderio di tendere la mano ad ogni uomo che sia integro moralmente vuoi compaesano o africano o asiatico è una necessità dello spirito. E allora serbiamo gratitudine a questa sparuta schiera, oggi ancor più rimpicciolita, agli assenti per sempre e ai tuttora presenti, perché ci ha costruito un focolare intorno al quale tutti coloro che in questi quattro lustri sono via via subentrati, hanno trovato il calore dell’amicizia e il mezzo per estrinsecare quello che è il nostro credo: "servire". Tra questi il sottoscritto. Ho la ventura di presiedere il nostro Club proprio nell’annata in cui era doveroso solennizzare il ventennale. Vi assicuro che mi sento commosso e onoratissimo. Non ho alcun merito. In fatto che presidente, in questa occasione, sia chi non è di Treviso e abbia trascorso la maggior parte della sua vita e parte della sua preparazione al di fuori della "nostra" città, chi solo da pochi anni è socio rotariano sta solo a confermare che il Rotary non guarda l’atto di nascita, che il Rotary non ha confini. Mi è parso logico, direi ineluttabile, e ho trovato tutti consenzienti, che per la celebrazione ufficiale del nostro ventennale fosse invitato uno tra coloro che da vent’anni è socio del Club di Treviso. Io mi sono assunto solo l’incarico dell’introduzione o, se si vuol dire, del preambolo. Non cifre quindi, non nominativi, non evidenziazione di quanto è stato fatto sin ora. Vent’anni possono essere pochi, ma sono già un’ambita meta e, soprattutto, permettono di sentirci tutti giovani. Lavoriamo con entusiasmo, senza pressappochismo, con umiltà; non ci sentiamo dei predestinati, non ci sfiora neppure l’idea che la nostra persona dia onore e vanto al Rotary. Procediamo con lena e, secondo il motto del Presidente Internazionale in carica, stiamo riesaminandoci e rinnovandoci. Da quando ci hanno appuntato all’occhiello questa rotellina ci deve ritornare alla mente la nota prova delle quattro domande. Ciò che io penso, dico e faccio risponde alla verità? È giusto per tutti gli interessati ? Darà vita a buona volontà e a migliori rapporti di amicizia ? Sarà vantaggioso per tutti gli interessati ? Un semplice atto di porci questi interrogativi significherà che siamo sulla giusta comune strada e ci farà sentire tranquilli con la nostra coscienza. Quella fiaccola del 1905, che i nostri soci fondatori hanno impugnato nel 1949, è giunta nelle mie mani con l’inizio del terzo decennio.


DISCORSO CELEBRATIVO TENUTO DAL SOCIO FONDATORE SEN. DR. GIUSEPPE CARON - 4 APRILE 1970

Auguri, Rotary Club di Treviso! Auguri che dalla sua luce Tu sia sempre più illuminato per tanti, tanti anni ancora. lo in Te ci sono solo per servire e per servirti. Autorità, gentili Signore, Amici Rotariani, considero un grande onore l'essere stato designato a celebrare il ventesimo anniversario di ricostituzione del Rotary Trevigiano, per l'alto significato civile e sociale che tale ricorrenza assume avanti alla nostra comunità. Un significato sottolineato non solo dal lusinghiero consuntivo di attività svolte in questo non breve arco di tempo dal Rotary di Treviso: ma soprattutto dalla constatazione che queste attività hanno veramente corrisposto ai principi ispiratori del nostro sodalizio che coincidono con quelli più nobili che debbono presiedere alla convivenza civile tra le persone, i gruppi sociali e le più grandi comunità nazionali ed internazionali. Riandando con la memoria agli anni, ahimè, ormai lontani nei quali il nostro Club di Treviso ha iniziato la sua vita, noi possiamo oggi giudicare con sguardo sereno il valore dell'impegno al quale abbiamo insieme tentato di corrispondere. Venti anni fa dominava negli uomini e nei gruppi sociali un senso di inquietudine e di turbamento per il solco doloroso che le vicende belliche, e le vicende civili e politiche dell'immediato dopoguerra, avevano aperto nel tessuto profondo del Paese ed anche della nostra comunità Trevigiana. Erano anni nei quali l'avvenire dell'Italia priva su di un orizzonte turbato da gravi tensioni politiche e sociali che minacciavano la sua faticosa ripresa; e che creavano tra gli uomini stati di diffidenza e di incomprensione, in un momento nel quale, più che mai, nella storia del nostro Paese, necessitava il crearsi di forti correnti di solidarietà civile tra i cittadini. Per questi motivi apparve subito come un atto meritorio quello del gruppo di ventiquattro cittadini che decisero allora, eravamo nel 1949, di incontrarsi al di sopra di ogni credo politico e religioso, e di ogni interesse o calcolo individuale per incoraggiare e sviluppare quell'ideale del "servire" la comunità che il Rotary pone a fondamento della sua azione nel mondo. Tralascio di ricordare i nomi di questi soci fondatori, mi limito a sottolineare solo che a venti anni di distanza dalla sua fondazione, il Rotary di Treviso conta oggi 88 soci, mentre 20 ci hanno lasciato ed alla Loro memoria, in questa circostanza, è dovere per noi tutti rivolgere un affettuoso e deferente pensiero. Nell'arco di questi venti anni, il nostro sodalizio ha sviluppato costantemente il quadro specifico delle attività interne, delle attività professionali, delle attività di pubblico interesse e le relazioni internazionali che devono essere proprie ad ogni Rotary.E nel fare ciò rendendo merito a tutti i Presidenti, ai Segretari ed ai membri dei consigli direttivi che si sono succeduti credo si debba dire che esso bene ha operato nei confronti di tutta la comunità Trevigiana. Sarebbe troppo lungo ricordare nei dettagli tali attività. Mi sembra importante, tuttavia, richiamare in particolare il significato dei "contatti" con i rotariani di Modling e con quelli di Orleans, che hanno contribuito a creare una vasta e solida rete di conoscenze, di simpatie, ed anche di attività commerciali, tra i soci del nostro club e quelli delle due città d'Austria e di Francia. I! significato dll'organico programma di visite a stabilimenti industriali, agricoli e commerciali della nostra provincia che ha positivamente contribuito non soltanto ad accrescere nei soci la conoscenza della sua struttura produttiva, ma anche ad evidenziare come a fianco della tradizionale, e riconosciuta, capacità dei nostri operatori economici nel campo agricolo e nel campo delle attività artigiane, altamente qualificate, soprattutto nell'ultimo decennio, si sia venuta affermando una crescente capacità operativa degli stessi nel settore industriale. Una capacità il cui segno più significativo credo sia dato dal poter annoverare tra i soci del nostro club tre cavalieri del lavoro, il cav. del lavoro Bruno Monti e il cav. del lavoro Piero Dal Vera viventi, ed il cav. del lavoro Silvio Marsoni deceduto. Uomini, cioè, che fanno parte, o hanno fatto parte, della nuova aristocrazia del nostro tempo, che esalta gli ideali più alti del lavoro, del progresso, della libertà e della giustizia; i soli sui quali può fondarsi oggi lo sviluppo civile e sociale dei popoli e della comunità internazionale. Infine, non posso tacere del significato delle riunioni conviviali, che hanno visto una costante e convinta partecipazione di un buon numero di soci tra i quali meriterebbe poter nominare uno per uno i fedelissimi. Il significato delle nostre riunioni conviviali si può apprezzare anche quando si consideri come la vita del nostro tempo tenda a ridurre costantemente le occasioni nelle quali degli uomini si incontrano fuori dalle tensioni del lavoro, in un clima disteso ed amichevole, per comunicarsi vicendevolmente esperienze di vita, scambiarsi giudizi sui fatti e sui fenomeni più rilevanti di costume, rinsaldare amicizie e fame delle nuove. Imperativi vari dispongono in effetti, sempre più rigidamente, del nostro tempo, esigenze inflessibili ci costringono sempre più entro precisi binari, sui quali corriamo prigionieri, le attività non professionali diventano così sempre più ridotte, difficili e aleatorie. I contatti umani connessi con il lavoro o altre esigenze, non sono nè uguali nè equivalenti rispetto a quelli liberi ed elettivi. Questi ultimi tendono in complesso a ridursi e sono sosti- tutti da contatti sempre più impersonali ed insignificanti, attraverso lo sviluppo continuo delle trasformazioni tecniche organizzative, che sono intese a maggiore efficienza, funzionalità e convenienza: e, soprattutto, ad atti- vità, consumi e servizi di massa. Effetti analoghi sono prodotti dall'enorme evoluzione dei mezzi di comunicazione, diffusione, informazione a distanza e di massa, e dei mezzi di tra- sporto. Si riducono così le caratteristiche e le funzioni essenziali della società che per la inadeguata partecipazione attiva dei singoli, è sempre meno atta a promuovere il rinnovamento continuo del nostro sistema di valori che ci porta a sentirci uomini liberi in una società libera. Siffatti aspetti del nostro tempo, con tutti gli altri analoghi, sono per più versi sfavorevoli e non adeguati per un'efficiente atti- vità rotariana. Proprio tutte queste ragioni rendono ancora più preziosa e attuale la funzione rotariana in una società tanto diversa da quella de11905, quando fu fondato il Rotary internazionale. Questi nostri incontri perché dimenticarlo? - si svolgono molto spesso anche nella cornice della nostra impareggiabile cucina veneta, retaggio di una gloriosa tradizione che non esito a definire di civiltà perché risultante di un incontro di gusti e di costumi che hanno trovato nella Marca Trevigiana un punto di sintesi altissimo, e sempre di più, apprezzata da italiani e stranieri. Una lunga menzione meriterebbero i temi trattati in queste riunioni, gli illustri oratori intervenuti, ma il mio discorso diverrebbe troppo lungo e mi limito ad affermare che il bilancio, veramente significativo, del nostro Rotary, mi consente di dire che il modo migliore di celebrare il ventennale della sua fondazione sia quello di proporre a noi stessi alcuni obiettivi da perseguire nel futuro con la terntcia e la passione che hanno distinto l'attività dei suoi soci nel passato. Il primo obiettivo credo possa essere quello di compiere un'azione individuale e sociale sistematica per contribuire a dare una dimensione sempre più personalizzata alla vita di relazione ed alle attività produttive e sociali della nostra comunità. Viviamo, infatti, in un momento storico nel quale 10 slancio impetuoso delle attività produttive e le grandi conquiste della scienza e della tecnica aprono agli uomini ed alle società prospettive senza confini di progresso materiale e di elevazione culturale e spirituale. Prospettive, tuttavia, che per essere compiutamente realizzate comportano la salvaguardia di alcuni valori essenziali, che i progressi materiali e scientifici se non venissero adeguatamente e accortamente utilizzati rischiano di soffocare e di far perire. Innanzitutto il valore della solidarietà umana, che deve spingere ogni uomo a sentire le gioie ed i dolori di quanti vivono con lui nella comunità, come proprie gioie e come propri dolori. Infatti, una comunità nella quale prevalga l'indifferenza; nella quale gli uomini si sentano estranei e lontani l'uno dagli altri, guidati nelle loro azioni e nei loro sentimenti soltanto dall'egoismo e dal calcolo individuale, è destinata fatalmente a disgregarsi. poiche, prima o poi, prevarranno in essa le forze che spingono alla lotta per l'esistenza e per la sopraffazione, gli individui e le classi. Ma vi è da salvaguardare anche il valore del- l'attiva ed operante solidarietà sociale, che deve spingere ogni uomo al rispetto ed alla affermazione dei diritti di tutti i cittadini; ed in particolare di coloro tra essi meno beneficiati dalla sorte, e che; tuttavia, costituiscono un elemento essenziale per l'equilibrio ed il pro- gresso di tutta la comunità. Non posso dimenticare, a questo proposito, che nel corso del ventennio il nostro club ha erogato in beneficenza circa 14 milioni, ai quali si aggiungerà il milione che riceverà l'ECA di Treviso in que- sta felice occasione commemorativa. Operante ed attiva solidarietà sociale ho detto che deve esplicarsi in ogni campo della vita civile, ed in particolare nel campo del lavoro, della previdenza, della scuola, della casa. Occorre pensare, infatti, che non basta ad una comunità e ad una società incrementare la produzione, la ricchezza, i traffici, se in parallelo tutto ciò non comporta anche un processo di costante redistribuzione di beni e di servizi a vantaggio dei ceti sociali più umili, che pure contribuiscono in misura decisiva alla loro crescita globale sul terreno economico. Illime il valore della 'partecipazione" civile alla vita della comunità. Partecipazione civile intesa come apertura sistematica verso tutti i problemi che toccano gli organismi tradizionali e nuovi, preposti a rappresentare ed a valorizzare le energie che muovono nel nostro tempo la vita della società. Occorre, infatti, sforzarsi di comprendere, senza prevenzioni e senza illusioni, il significato delle profonde trasformazioni in atto nel costume individuale e nel comportamento sociale dei cittadini, ed in particolare dei giovani. Occorre convincersi che in queste trasformazioni come sempre accade nella vita degli uomini si sommano spinte positive e spinte negative. Spinte che occorre valorizzare o a volte frenare. Ciò sarà possibile soltanto sforzandosi di intendere le loro motivazioni più profonde e di individuare le loro direttrici di marcia per poterle utilizzare o piegare al bene comune della comunità. L'uomo deve quindi realizzare le condizioni per fronteggiare le esigenze attuali del suo destino; le strutture che ha creato, devono essere tutte adeguate a tali esigenze: e così dicasi di tutti gli ordinamenti e istituzioni in atto. Condizione, limite e fine deve essere la libera integrazione dell'individuo e dei suoi aggruppamenti, in una comunità di reciproco rispetto e sostegno, da conseguire anzitutto, riducendo o eliminando i costi umani ingiustificati, enormi e talvolta atroci, anche se lontani e dimenticati, sostenuti nel tempo nel nome del progresso. E singolare come molte istanze per una società più giusta contengano anche, con cronica ricorrenza, la contestazione o, per servirsi di termini più ricorrenti, auspichino il rigetto delle distinzioni di ogni genere, corrispondenti alla verità dei meriti individuali. Ovviamente, in luogo di queste distinzioni se ne auspicano altre che si costituirebbero per altra via, più o meno diretta, più o meno generale ed astratta, più o meno corrotta e corruttrice. Oppure si auspica l'uguaglianza di tutti, che naturalmente avverrebbe allivello del minimo comune denominatore.(va peraltro considerata la giusta esigenza, che a tutti venga ugualmente garantita l'effettiva parità dei punti di partenza " questa vale come necessaria premessa affinche il merito possa emergere ed affermarsi; perche a ciascuno sia assicurato l'ambiente idoneo per mettere in atto le proprie energie &e per tradurle in risultati ed affermazioni. Ed il Rotary in tale direzione opera con successo con i programmi "yard". Ma perchè tutto questo accada è necessario non isolarsi, vivere nel pieno della vita associata, "partecipare" attivamente ad essa, promuovere e stimolare il dialogo ed il dibattito più aperto, recepire le istanze e proporne di nuove, ove occorra. Il tutto in una visione ottiministica del nostro futuro, dando fiducia ai giovani ed essendo ad essi di esempio nel lavoro e nella vita. Tutto questo, io credo, noi possiamo assumere come impegno dell'attività del nostro " Rotary. Perche corrisponda ai suoi scopi istitutivi, ma anche alle esigenze vitali del nostro .tempo. Un impegno, io credo, che deve concretarsi in un'azione sistematica rivolta, innanzitutto, alla tutela ed all'arricchimento del patrimonio culturale e civile della nostra città e della nostra provincia, così piene di storia e di tradizioni che hanno profondamente marcato nel corso dei secoli la personalità delle nostre popolazioni. Anche qui vorrei ricordare come, del resto, il nostro Rotary con il contributo dato alla Mostra del Martini e col restauro della Crocifissione nel nostro Tempio monumentale di S. Nicolò abbia proprio imboccato questa strada. A nulla, infatti, varebbe il progresso economico e sociale se esso dovesse alterare il senso dei rapporti umani e della vita che si sono stabiliti nel corso dei secoli; e che si sono scolpiti nella memoria delle generazioni che ci hanno preceduto in questa nostra amata terra veneta. Ad esso dobbiamo quella sintesi feconda fatta di tolleranza nei rapporti civili e sociali, di tenacia nel lavoro, di fede non mitica nel progresso, di apertura verso le altre comunità regionali, nazionali ed internazionali, che sono da sempre il vanto della nostra Treviso. Il secondo obiettivo da perseguire, in parallelo con la tutela e l'arricchimento del nostro patrimonio culturale, credo debba essere quello di mantenere e rafforzare il dinamico sviluppo policentrico della Provincia e della Regione, che costituisce il tratto originale della loro crescita economica e sociale. La nostra provincia, soprattutto in questi ultimi anni, ha registrato un considerevole sviluppo industriale come ho già detto caratterizzato dal moltiplicarsi di piccole e medie aziende indirizzate soprattutto alla produzione di beni di consumo. Un fenomeno, io credo, dovuto al fatto che le attività industriali potevano contare su una rete di centri di grandi tradizioni civili, e quindi di dirigenti e di maestranze qualificate, come Castelfranco Veneto, Asolo, Valdobbiadene, Montebelluna, Conegliano, Vittorio Veneto, Pieve di Soligo, Oderzo, Motta di Uvenza. Un fenomeno che si è ripetuto, su scala più vasta, in tutta la regione veneta; e che sono convinto debba essere assecondato nei suoi sviluppi. Solo così assicureremo una più ordinata crescita delle strutture produttive, civili e sociali del Veneto, limiteremo gli effetti negativi dello sradicamento delle maestranze dal loro ambiente e dalle loro tradizioni; consentiremo che i centri produttivi industriali mantengano un volto più umano, aperto all'avvenire, un avvenire che desideriamo sia sempre a rnisura dell'uomo. Nel quadro di questo sviluppo che presenta tuttavia grossi problemi di riequilibrio e di sistemazione delle infrastrutture e delle strutture produttive e sociali un problema particolare, di valore decisivo, a me pare sia costituito dalla salvaguardia del patrimonio d'arte, di cultura, di storia e di lavoro di Venezia. Un problema che non può essere considerato marginale da noitrevigiani. Non soltanto perchè la sua soluzione condiziona, di fatto, tutto l'avvenire della regione ma anche per ciò che esso rappresenta per noi trevigiani sotto il profilo storico e sentimentale. Elementi che spesso, a torto, vengono considerati estranei [lei quadro di valutazioni globali di realtà riguardanti grandi aree territoriali; mentre il più delle volte possono costituire elementi di lmportanza decisiva nel determinare l'atteggiamento degli individui e delle comunità avanti alle stesse. Credo, pertanto, che a noi trevigiani, sempre Fedeli nella storia della Serenissima, più ancora che ad altri, spetti di operare per contribui- re al crearsi nell'ambito della costituenda Regione la coscienza che il problema di Venezia non può essere visto a sè stante, e la sua soluzione nòn può essere rimandata soltanto agli interventi dello Stato o di organismi internazionali per quanto questi interventi debbano essere considerati essenziali poiche se è vero che Venezia non è che una parte anche se straordinariamente delicata a complessa di un organismo metropolitano composito quale è la regione veneta occorre affermare che è nello spazio proprio di questo organismo che va individuato il suo futuro. Un futuro che è, in conclusione, quello della terraferma e della regione veneta nel suo complesso. Un'ultima considerazione mi sia concessa di fare. Credo che nell'azione futura del nostro club non dovremo trascurare i problemi dell'unità dell'Europa. Sia perche al nostro Rotary fu già assegnato il 12° premio del concorso "Contratto Europeo", sia perchè una tradizione millenaria lega la Marca Trevigiana alle grandi vicende storiche che hanno plasmato il volto unitario della cultura e della civiltà europea, sia perchè nella nostra veste di esponenti della classe dirigente della nostra provincia non possiamo non sentire che l'avvenire del nostro Paese è ormai intimamente legato all'avvenire unitario dell'Europa. Ognuno di noi, infatti, sente ogni giorno di più, nell'espletare la sua attività professionale, il raccordo sempre più stretto che lega i fatti essenziali della vita delle singole nazioni del continente a quelli che si determinano nelle altre. Ciò accade nel campo politico come nel campo economico; nel campo della cultura come in quello del costume. Ma di tali colleganze che si determinano per il naturale processo di crescita delle forze che dominano l'economia, la politica e la cultura, e, soprattutto, per l'impetuoso progresso scientifico e tecnologico potrebbero determinare effetti limitati o addirittura negativi, per il progresso dei popoli, se non troveranno al più presto una cornice di istituzioni politiche unitarie, tali da consentire una sistematica valorizzazione delle immense energie sprigionate dalla crescita impetuosa delle strutture produttive e sociali delle singole nazioni. Da ciò deriva come non sia più ipotizzabile un'ulteriore ed ordinata espansione dei paesi dell'Europa condizionata com'è dalla dimensione internazionale dei fattori socio-economici che ne determinano il loro processo di sviluppo senza che in una eguale ampia dimensione si manifesti una linea di intervento politico unitario su tali fenomeni, per orientarli verso il conseguimento del bene politico comune a tutti i popoli d'Europa. Signor Presidente, Autorità, Gentili Signore, Amici Rotariani, oggi nel nostro Paese, ed anche nella nostra Treviso il Rotary è ingigantito, dinventato robusto e prospero, mentre in un paese di antica civiltà, che diede i natali a Giovanni Huss, si sta spegnendo l'ultima pur fioca luce di libertà. Questo tristissimo esempio rende, mi pare, ancora più attuale ed esaltante la funzione rotariana che deve farci riflettere sui modi attraverso i quali rendere più incisiva la nostra funzione in difesa della libertà, che è condizione prima della nostra esistenza e per questo va conquistata ogni giorno e va protetta con spirito vigile da taluni torbidi inconsulti fennenti che la minacciano così da vicino. Concludendo: sono certo che se noi porremo gli obiettivi che ho ricordato a fondamento dell'azione futura del nostro Rotary, esso andrà costantemente allargando la sua influenza ed il suo prestigio in seno all'opinione pubblica e noi tutti sentiremo, come in passato, di aver mantenuto veramente fede all'impegno di fare del nostro club un centro vitale e propulsivo di civiltà e di progresso nel cuore della nostra comunità Trevigiana.